[ExpoValpolcevera] Vogliono distruggere il nostro futuro

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20130907_pontex_strisciaVOGLIONO DISTRUGGERE IL NOSTRO FUTURO. INSIEME GLIELO IMPEDIREMO.

Mentre il Paese va a fondo, la disoccupazione è al 12%, la scuola e la sanità vanno in pezzi e le persone vengono sempre più isolate reciprocamente al fine di poterle meglio dominare, lor signori, non contenti di averci tolto il presente e distrutto il futuro, si danno a spendere miliardi di euro per la costruzione ( che non finirà mai, dato che l’opera non è completamente finanziata) del cosiddetto Terzo valico, il cui costo più grande sarà, tuttavia, non quello finanziario, ma quello ambientale: giorno per giorno, la collina di Via Tecci dietro al mercato dei fiori viene devastata e a breve toccherà a Pontedecimo dove, con la scusa sempre valida del “nodo” stradale, intaseranno ulteriormente il traffico al fine di costruire una strada che vedrà il passaggio di 694 camions al giorno connessi alla cantierizzazione ulteriore del Terzo valico.

Claudio Cancelli: Lettera aperta al direttore di Repubblica

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posta1Pubblichiamo la lettera che Claudio Cancelli (consulente scientifico dei comitati notav della Val Susa) ha scritto al direttore di Repubblica in risposta all’articolo di Griseri che accusava molti esponenti del movimento notav valsusino di essere collusi con la società che gestisce l’autostrada del Frejus. Qui al link trovate anche la lettera di Nicoletta Dosio Crediamo che questa vicenda sie emblematica di come funziona la macchina del fango e di come le strategie dei sostenitori delle grandi opere sia sostanzialmente duplice: criminalizzare il movimento e delegittimare le persone. Scendere a discutere dell’opera contestata mai! Qui al link l’articolo che ha originato la lettera, utile per capire.

Lettera aperta al direttore di Repubblica, Vittorio Zucconi–

La costruzione del “nemico No Tav”

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La costruzione del “nemico No Tav” da contropiano di Dante Barontini

La costruzione del “nemico” è parte integrante dell’arte di governo. Il problema serio è quando diventa l’unica attività di un governo, o come vogliamo chiamare quello attualmente installato a Palazzo Chigi. Le stesse persone – o come le vogliamo chiamare – che hanno obbedito agli ordini di un ambasciatore kazako accampatosi negli uffici ai piani alti del Viminale hanno rovesciato tutta la propria residua capacità di “fermezza dello Stato” contro 500 manifestanti in Val Susa. Lo scarto è incommensurabile e dà la misura del livello “bassino” – o come lo vogliamo chiamare – di come venga intesa, negli apparati ma soprattutto nell’esecutivo, la qualità dell’essere Stato: un manganellatore del dissenso, ma con le brache calate davanti ad “interessi superiori”.

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I NOSTRI…

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