L’ARROGANZA NON HA FINE. BLOCCHIAMO IL TAV OGGI, SEMPRE.

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20150320_terzovalicoChi vuole sapere cosa sia l’Alta Velocità in Italia e a Genova oggi non deve più necessariamente affidarsi alle analisi e denunce che i Notav esprimono da anni ma può, molto più semplicemente, leggere la cronaca dei giornali di questi giorni (e la realtà come al solito ha superato l’immaginazione).

Tangenti di miliardi, infiltrazioni mafiose e ministri arrestati per l’intero sistema italiano dell’Alta Velocità (e più in generale delle Grandi opere). Tradotto sul fronte ligure-piemontese del Terzo Valico: mazzette e tangenti di vario genere ed entità; cemento consapevolmente riversato nei fiumi (alla Castagnola); operai feriti gravemente nei cantieri (a Campomorone e Isoverde almeno tre volte in poche settimane); altri operai e ditte non pagati da mesi da Cociv, con conseguente chiusura di cantieri in basso Piemonte; lavoro sul territorio non indotto ma al contrario derubato (decine di migliaia di euro di debiti contratti da Cociv nelle trattorie e nei bar vicini ai cantieri); addirittura un prete suicidato nel porto di Livorno la cui scheda sim da morto è stata utilizzata da architetti del Terzo Valico per i loro loschi affari. Un disegno inquietante, torbido e vomitevole di ciò che rappresenta il TAV e il sistema che lo genera.

 

Manager, amministratori delegati, imprenditori, mafiosi, ministri e politici, lucrano quindi esplicitamente sull’ambiente e il territorio, sulla vita delle persone e la collettività, disposti a tutto, nel loro infinito cinismo, per ingrassare le loro esistenze tanto materialmente lussuose quanto intrinsecamente tristi.

E dall’altra parte ci siamo noi, con le conseguenze di tutto questo: la crisi, la richiesta di sacrifici, i tagli, ovvero nel concreto, vite sempre più povere, difficili e impaurite su cui comincia tra l’altro ad aleggiare lo spettro della guerra tra poveri fomentata dai Salvini e fascisti di turno.

Il quadro oggi è chiaro come non mai.

L’ Alta Velocità, quando non è una speculazione sfacciata come il Terzo Valico (prima opera prevista per non essere finita, in quanto finanziata per lotti), è il progetto preciso di un mondo – che implica e fomenta la crisi, lo sfruttamento, il privilegio e la diseguaglianza – da qui ai prossimi decenni.

Non è un caso che Cociv senta il bisogno di plasmare l’immaginario dei bambini a misura dell’Alta Velocità fin dalle scuole elementari, come ha fatto recentemente proponendo dei progetti (respinti grazie alla pronta reazione di molte famiglie e del movimento) nelle scuole dei territori interessati dal Terzo Valico.

Il TAV occupa infatti un posto centrale nella società capitalista, è uno degli elementi essenziali della sua ristrutturazione, è uno strumento del potere: niente è casuale né gratuito nell’interesse che politica, finanza e imprenditori nutrono per l’Alta Velocità.

Che il Terzo Valico e l’Alta Velocità devastino irrimediabilmente la terra e saccheggino le risorse pubbliche siamo arrivati al punto che ce lo urlano oggi perfino le prime pagine dei giornali: il re è nudo. Eppure molti cantieri sono aperti e lavorano a pieno regime anche quando un operaio si ferisce e rischia la morte. L’arroganza non ha fine. E allora è giunto il momento di dare un segnale forte. Cosa dobbiamo aspettare ancora per rivendicare e rilanciare quanto diciamo da anni? Oggi che più che mai sono evidenti le nostre ragioni. Blocchiamo i lavori e i cantieri noi, oggi, tutti i giorni; nessuno lo farà al posto nostro. Ogni giorno lasciato passare è una collina sventrata, un fiume avvelenato, un saccheggio alle risorse di tutti, un pezzo della nostra vita rubata.

La nostra presenza attiva, la nostra lotta, sabotano i loro piani; ogni volta che scendiamo in strada con un volantino, un presidio, un blocco, un corteo, loro tremano, e non tanto per quello che possiamo fare quel giorno stesso, ma per quello che rappresentiamo nella coscienza collettiva: la possibilità del riscatto, il materializzare un no al sopruso, il fatto che nell’ostacolare l’Alta Velocità stiamo già gettando le basi di qualcosa di radicalmente diverso. Non è un caso che i Notav vengano denunciati, pedinati, spiati, multati, arrestati e infine pure accusati di “terrorismo”.

La lotta Notav è diventata negli anni esempio concreto della possibilità storica di resistere all’arroganza sfrontata del potere, di non voler più sopportare. Per questo va rilanciata con la rabbia e la serenità dei giusti, con la determinazione e la forza di chi non vuole lasciare in mano ad altri il senso del proprio presente e del proprio futuro.

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